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Edizione recensita:
Sperling & Kupfer, 1a edizione cartonata
Numero
pagine: 180
Dedica:
Con ammirazione, a Dan J. Marlowe, autore di The Name of the
Game is Death: il più hard degli hardboiled
Struttura:
Il romanzo è
composto da diciotto capitoli di grandezza variabile e da
una postfazione.
Trama:
Stephanie
McCann, fresca laureata alla scuola di giornalismo, decide
di trascorrere il suo periodo di tirocinio presso il Weekly
Islander, l'unico giornale in attività a Moose-Lookit Island,
una delle tante isolette di cui è costellata la costa dello
stato del Maine, dove la vita trascorre tranquilla,
specialmente nel periodo invernale, dove la gente è dura
come il marmo e sa custodire gelosamente i propri segreti.
L'Islander è diretto dai due veterani ed attempati soci
fondatori, Vincent Teague e David Bowie, due arzilli
vecchietti che sembrano essere legati da una sorta di
vibrante telepatia. Per il giornale di Moose-Lookit Island,
Stephanie McCann si occupa specificamente di pic-nic
parrocchiali, di pesche di beneficenza e di altre amenità
simili. Il tempo trascorre veloce per lei. Il giorno in cui
dovrà fare ritorno a casa si avvicina sempre di più ma
l'isola, come accade a molte persone, le è ormai entrata nel
cuore. Ormai ne è entrata a far parte integrante. Un giorno
di fine estate, David Bowie e Vincent Teague la invitano a
sedere con loro sul terrazzo dell'Islander per bere una
bibita fresca e per impartirle una interessante lezione di
giornalismo. I due veterani soci d'affari iniziano a
raccontarle la storia di Colorado Kid: un cadavere ritrovato
da due giovani innamorati, disteso sulla sabbia di Hammock
Beach, nel lontano 1980. Quella di Colorado Kid è una storia
di esclusiva proprietà dell'isola, una storia dai risvolti
inquietanti, dagli orari impossibili, dalle coincidenze non
dimostrabili. Una storia non ancora risolta e che continua a
perseguitare i due arzilli vecchietti ancora oggi. Una
storia che inizierà a perseguitare anche la giovane
Stephanie, adesso che ne è venuta a conoscenza.
Curiosità:
-
La storia di Colorado Kid è stata ispirata da un
ritaglio di giornale inviato a Stephen King dal suo amico
Scott. A catturare l'attenzione del Re fu il disegno di una
borsetta rosso vermiglio. Chi era la donna che l'aveva
posseduta? Che fine aveva fatto? Queste furono le domande
che attanagliarono King per molto tempo prima che si
mettesse al computer e stendesse la storia di un misterioso
cadavere.
- Nel
corso del romanzo, King fa moltissimi riferimenti ai massimi
esponenti del genere mystery: da Ellery Queen ad Agatha
Christie, da La Signora In Giallo ad Edgar Allan Poe.
Commento finale:
Uscito circa
un anno dopo l'ultimo capitolo della saga horror-fantasy de
La Torre Nera, Colorado Kid rappresenta una vera e propria
novità all'interno della multiforme produzione letteraria
del Re. Una novella da leggere in completa apnea, nella
quale Stephen King si cimenta, per la prima volta, con il
genere mystery. Anzi, più che cimentarsi, il Re sembra
scherzare con il giallo e con i suoi massimi esponenti. Ciò
che a lui maggiormente interessa non è risolvere il mistero,
ma immergervisi completamente dentro e trascinare con sé il
Fedele Lettore. E' il mistero che raddoppia le energie di un
uomo, che lo ossessiona per tutta la vita, che lo spinge a
sopravvivere ancora un giorno di più. Di grandissimo
impatto, in Colorado Kid, è la creazione di due personaggi,
quelli di Vincent Teague e di David Bowie, dalla grandissima
umanità e dall'infinito spessore. Il finale del romanzo
potrà forse non soddisfare tutti ma ciò che rimane è un
racconto incredibilmente intenso e magistralmente scritto.
E' la Storia, non Colui che la racconta.
Voto: 8 |